Domanda:

Sono un imprenditore edile e mi sono sposato nel 1977 in regime di comunione di beni. Essendo ingegnere la mia attività all'epoca della contrazione del matrimonio era svolta nell'azienda paterna ( Ditta individuale). Alla morte di mio padre (1984) la Ditta individuale veniva trasformata prima in società di fatto e successivamente in una s.a.s. i cui soci erano e sono il sottoscritto unitamente a mia madre ed ai miei fratelli Dette trasformazioni societarie furono possibili in quanto si proseguirono i lavori dell'azienda paterna e valsero per l'iscrizione all'A.N.C. ( Albo Nazionale dei Costruttori) i certificati dei lavori svolti dall'azienda paterna. La mia ex moglie decise di mettersi in pensione e venire a lavorare ( solo come dipendente e non azionista) nella società . Il quesito che si pone è :

A) La mia ex moglie può vantare dei diritti sulla quota societaria di mia proprietà o la stessa è da ritenersi esclusa dalla comunione in quanto è da considerarsi a tutti gli effetti un bene ereditario nonché un bene strumentale all'esercizio della mia attività professionale;

B) Nel caso che vantasse questi diritti gli stessi come andrebbero quantificati e spetterebbero all'atto dello scioglimento della comunione o sarebbero da considerarsi come " de residuo" e , pertanto, liquidabili solo all'atto dello scioglimento della società (anno 2020);

C) Nel 1989 ho acquistato, unitamente a mio fratello , un appartamento che successivamente è stato diviso in due appartamenti , anche catastalmente . L'atto è stato stipulato , quindi, da me e mio fratello in comunione con la mia ex moglie e mia cognata. Nell'atto non viene citato che l'acquisto era realizzato con beni provenienti dalla mia eredità paterna. Essendo , però, possibile dimostrare che parte dei soldi necessari all'acquisto derivano dalla vendita di un immobile di eredità paterna mentre per la rimanente parte si è fatto fronte con un mutuo decennale che è stato estinto , dopo solo tre anni, con i miei proventi derivanti dalla società di cui al punto A) , di detto immobile spetta alla mia ex moglie il 25 % dell'attuale valore dell'intera proprietà ( appartamento mio e quello di mio fratello) o si deve tenere conto di quanto da me versato per l'acquisto così come sopra illustrato? D) Sono socio , unitamente ai miei fratelli di una s.r.l costituita dopo la morte di mio padre . La stessa è stata costituita sempre per lo svolgimento della mia attività professionale imprenditoriale. Cosa spetta alla mia ex moglie e quando e come dette eventuali spettanze dovranno essere liquidate ( all' atto dello scioglimento della comunione dei beni o all'atto dello scioglimento della società ) ?

 
Risposta:

L'art.177 del Codice Civile stabilisce i titoli di acquisto in base ai quali i beni possono "entrare" nel patrimonio della comunione legale; essi possono essere raggruppati come segue:

- acquisti in senso stretto;

- risultati economici di attività;

- apporti.

Ai fini della valutazione sulla effettiva inclusione di tali beni nella comunione legale, è necessario fare riferimento a due requisiti essenziali, comuni alle categorie sopra elencate:

1.- temporalmente essi devono essere intervenuti in costanza del rapporto coniugale vivente, in quanto la separazione personale è causa di scioglimento della comunione;

2.- non incidono sul patrimonio in comunione gli "spostamenti patrimoniali" derivanti da un acquisto a titolo gratuito (es: donazione o successione mortis causa).

Fatta questa premessa di carattere generale, è possibile riscontrare i Suoi quesiti.

Quanto al punto a), essendoLe stata trasmessa l'attività paterna per successione mortis causa, ancorché in costanza di matrimonio, quanto riportato al precedente punto 2, nonché, in particolare, la sua qualificazione di "Bene personale" in base alle lettere b) e d) dell'art.179, escludono che la Sua ex-moglie possa vantare alcunché sulla Sua quota societaria. Ella, inoltre, ha prestato la propria attività all'interno della società come dipendente e non come socia.

In particolare, con riferimento alla accennata funzione strumentale dei beni per l'esercizio di un'attività professionale, ciò rileva sotto il profilo dell'impignorabilità sancita dall'art.514 n.4 del Codice di Procedura Civile, ove si proceda ad esecuzione forzata sulla base, in ogni caso, di un idoneo titolo esecutivo.

Quanto al secondo quesito, va rilevato che l'art.178 c.c., stabilisce, fra l'altro, che "gli incrementi dell'impresa costituita anche precedentemente al matrimonio si considerano oggetto della comunione solo se sussistono al momento dello scioglimento di questa" (ndr: della comunione): dunque, eventuali pretese possono farsi valere solo se, al momento della separazione, che scioglie la comunione legale ex art.191 c.c., vi siano incrementi maturati rispetto al patrimonio che la società aveva al momento della contrazione del matrimonio, computandoli come "de residuo". Ciò è confermato anche dalle lettere b) e c) dell'art.177 c.c..

Quanto all'immobile di cui al punto c), la giurisprudenza di merito ritiene ricadenti nella comunione legale i beni acquistati con il ricavato del trasferimento di beni personali di uno dei due coniugi, allorché questi, all'atto dell'acquisto abbia omesso per qualsiasi motivo di dichiarare espressamente, nei confronti del consorte, la propria volontà che il cespite acquistato resti fuori della comunione.

Quanto, infine, alla S.r.l. di cui al punto d), valgono le considerazioni fatte con riguardo ai requisiti di carattere generale sopra riportati; pertanto, essa, se costituita prima della separazione, rientra nella comunione ed eventuali spettanze rivendicate dall'ex coniuge dovranno essere liquidate come "de residuo", nel senso sopra illustrato.

 

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