Domanda:

Sono un separato da mia moglie ed ora lei vuole andare a convivere con il suo Lui portandosi anche il figlio. premetto che abbiamo l'affidamento congiunto. Gradirei se possibile avere delle delucidazioni in merito a:

  • la casa in cui va a convivere è quella del convivente
  • da quello che sò la casa non è di sua proprietà ma dalla sorella di lui o della mamma
  • la casa è situata in un'altra città distante 20 km

mi porgo queste domande che fin'ora nessun avvocato mia ha dato delle risposte esaurienti:

  1. - può lei portareil figlio a vivere nella casa di un altro ( per me sconosciuto)
  2. -la sua relazione è iniziata prima della separazione ed ho le prove documentate
  3. - perchè non cè una legge che tuteli il bambino nel non frequentare persone che non devono frequentare l'altro/a quando è dimostrato il fatto?
  4. - il bambino va a scuola attualmente nel paese in cui vive attualmente e dove io abito, frequenta i lupetti ed ha il cugino che con cui è molto legato In caso di conflittualità e si vada davanti al giudice cosa posso ottenere e cosa non?
 
Risposta:

La separazione legale, sia essa consensuale o giudiziale, (artt. 150 e ss. Codice Civile) attenua il vincolo matrimoniale, dispensando i coniugi dall'obbligo di vivere insieme: quindi, si sospendono tutti quei doveri matrimoniali che riguardano la comunione personale dei coniugi. In particolare, sono sospesi il dovere della coabitazione e della fedeltà.

Dunque, è legittimo che Sua moglie decida di andare a convivere nella casa dell'attuale compagno, almeno fino a quando ciò non leda i preminenti diritti posti a tutela di Suo figlio, nonché i Suoi diritti di padre.

La questione centrale, evidentemente, è quella relativa all'affidamento di Vostro figlio.

A prescindere dall'affidamento congiunto, ogni genitore conserva il diritto di vigilare sulla istruzione ed educazione del figlio, nonché di vederlo con una certa frequenza; le modalità specifiche, secondo le quali ogni genitore può esercitare tali diritti, devono essere indicate nel verbale di separazione consensuale formalmente omologato.

Tuttavia, l'art.155 ultimo comma c.c. (nonché artt.710 c.p.c. e 711 ultimo comma c.p.c.) stabilisce che, quando le circostanze non siano più le stesse, ognuno dei coniugi può chiedere in qualsiasi momento la modifica delle disposizioni riguardanti, fra l'altro, l'affidamento dei figli: dunque, qualora dovesse riscontrare che la convivenza di Suo figlio nella casa dell'attuale compagno di Sua moglie, provochi conseguenze negative sulla istruzione e/o educazione del ragazzo, ovvero Le impedisca di frequentarlo periodicamente, può rivolgersi al Giudice che ha pronunciato la separazione, per chiedere la revisione delle regole relative all'affidamento. Infine, quanto all'asserita possibilità di provare che la relazione di Sua moglie con l'attuale compagno sia iniziata prima della separazione, a seguito del nuovo regime della separazione personale tra coniugi previsto dalla legge di riforma n.151 del 1975, è inammissibile il mutamento del titolo della separazione per fatti sopravvenuti: per costante orientamento giurisprudenziale in materia, si ritiene impossibile mutare il titolo della separazione (da separazione consensuale a separazione "con addebito").

Tali condotte, eventualmente, possono rilevare sotto un differente profilo e con diversa portata: infatti, poiché anche dopo la separazione persistono doveri di mutuo rispetto fra i coniugi, la loro violazione può essere valorizzata per l'addebitalità (ad esempio, una ostentata relazione adulterina che si traduca in atti gravemente offensivi per l'onore ed il decoro dell'altro coniuge, verificatasi in epoca successiva alla separazione - Cass. Civ., 27 febbraio 1991, n. 2148).

 

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